Aniello De Vita nacque il 6 gennaio 1941 a Moio della Civitella, un piccolo paese della provincia di Salerno immerso nel rigoglioso verde collinare della Terra del Cilento. Dalla quinta elementare alla maturità classica frequentò le scuole nella vicina Vallo della Lucania e si laureò poi a Napoli in Medicina conseguendo il titolo di specialista in anestesiologia. Esercitò la nobile arte di anestesista-rianimatore, prima al Cardarelli di Napoli, poi, agli Opedali Riuniti di Salerno e proseguì gli studi medici a Bologna ove si specializzò in Cardiologia. Tutto il Cilento salutò commosso il dottor Aniello De Vita, il medico con la chitarra, nell’ultimo viaggio per riposare a Moio della Civitella. I fiori arrivati dal New Jersey, le lettere dall’Uruguay, dal Brasile e dal Venezuela, sono la testimonianza di come questo amante della sua terra sia stato il vero ambasciatore di una cultura e di un territorio sino ad allora sconosciuti. Ben prima del Parco Nazionale e di tante piccole o grandi realtà, De Vita ha saputo raccontare un popolo ed un mondo genuini e sinceri. Dopo la laurea in medicina diede vita al suo sogno, vale a dire comporre e registrare in cilentano, idioma sino ad allora quasi del tutto ignoto. Nel 1975 vennero pubblicati 2 suoi 45 giri: «Ciliento terra mia» e «Ngoppa ‘e mmele» e l’anno successivo uscì «Lo Calascione», un primo gruppo di canzoni del Cilento. Nel 1979, esaurita l’esperienza della proposta di canti popolari, De Vita cominciò a scrivere canzoni in dialetto cilentano e collaborò con diversi poeti, vale a dire Enzo D’Orsi, Giuseppe Liuccio, Giuseppe Lauriello. Venne pubblicato quindi «Ciliento, terra mia», e di questo disco furono stampate e diffuse in Italia ed all’estero circa 5.000 copie. Nel 1982 produsse il terzo disco, Fiori di campo trasparenti, nel 1984 uscì «So’ nato a lo Ciliento… e me ne vanto», un vero e proprio inno del Cilento, che cominciò a costituire la raccolta detta poi Cilentana. Nel 1992 fu la volta di «Io Cilentano – Nui Cilentani», poi infine arrivò «Vico Noce» nel 2002. Era un uomo semplice, un medico umano, un artista determinato, così disse di lui il sindaco di Moio della Civitella Antonio Gnarra. Una descrizione attenta a ricordare a vecchi e giovanissimi un personaggio importante che ha lasciato una grande eredità. A dargli l’ultimo saluto c’erano i suoi ragazzi, i giovani che seguendo il suo esempio hanno dato vita alla loro musica. Mi riferisco a Piera Lombardi, Francesco Citera, Sergio Scavariello, Ketty Vermiglio, la Statale 18, Paola Salurso, gli Oiza, Tommaso Sollazzo, Tiziana Galdieri, Gigi Mogrovejo, Mimmo Ceraso, Peppe Cirillo e tanti altri che grazie a lui hanno conosciuto e apprezzato la possibilità di cantare i loro sentimenti. Tutti questi erano guidati da Angelo Loia, nipote affezionato, bravo arrangiatore e chitarrista che sino all’ultimo è stato in compagnia dello zio, assieme alla chitarra con cui ha suonato tante canzoni del cantore salernitano. L’amore per la sua terra, la passione per il canto e la cultura umanistica lo portarono a fare una raccolta di canti e canzoni popolari “Cilentana” un elegante cofanetto che custodiva 4 LP ed un volume con testi e lessico. L’esigenza di sostenere questo impegno culturale, con un’adeguata preparazione, portò De Vita ad intraprendere gli studi antropologici presso l’Università di Salerno. Con Paolo Apolito il 20 giugno del 1989 si laureò in Sociologia discutendo la tesi: “Sessualità rurali del Cilento. Documenti e testimonianze di culture popolari.” A distanza di 6 mesi questo studio venne pubblicato integralmente e con la sola variante del titolo, meno accademico, “Sessualità contadina”.