Renato Carosone nacque a Napoli il 3 gennaio 1920, visse da bambino nel Vico dei Tornieri quasi vicino alla Marina, a 2 passi da piazza Mercato, e nella sua autobiografia pubblicata poco prima che venisse a mancare scrisse che quella zona era il cuore di una Napoli stracciona, splendida e nobilissima. Il cantante raggiunse un grosso successo con la notissima canzone “Tu vuò fa l’Americano” oltre che con tante altre bellissime interpretazioni e visse a Napoli nel quartiere Pendino, in un vicolo antico, che prendeva il nome dalla presenza in loco di tornitori di legno e metalli, e da questo quartiere iniziò la sua scalata verso il successo. Aveva due fratelli più piccoli, ed all’età di 7 anni fu avviato dal padre, impresario al Teatro Mercadante, allo studio del pianoforte diretto dai maestri Albanese, Romaniello e Capuana. All’età di quindici anni fu scritturato come pianista all’Opera dei Pupi di don Ciro Perna e due anni dopo si diplomò al conservatorio di San Pietro a Majella. Poco tempo dopo lasciò Napoli e andò in Africa portando nei teatri una commedia di varietà e, quando arrivò a Massaua in un ristorante frequentato da camionisti italiani eseguì il repertorio classico napoletano, ma i presenti, tutti del nord Italia, non lo apprezzarono e la compagnia fallì poco dopo al punto che tutti i componenti dovettero rientrare in patria. Carosone scelse però di restare in Africa, prima ad Asmara, poi ad Addis Abeba per lavoro e partecipò quindi alla guerra sul fronte somalo-britannico riprendendo poi a suonare il pianoforte in una formazione jazz in un club inglese. I primi successi lo invogliarono dopo circa 10 anni a tornare in Italia ove, dopo evere acquisito altre esperienze, fu richiamato a Napoli per l’inaugurazione del nuovo club Shaker. Qui nacque il trio con Carosone, Peter Wan Wood e Gegè Di Giacomo, che ottenne subito grandi successi ed una una sera, grazie alla strana richiesta di un commerciante di tessuti presente tra il pubblico, il trio eseguì con ritmo più veloce il brano “Lo sceicco” e nacque così il loro stile inconfondibile. Il suo successo fu consacrato nel 1955 con “Maruzzella”, e poi grazie al sodalizio con Nisa, nome d’arte di Nicola Salerno, da cui nacquero pezzi celebri come “Buonanotte”, “‘O suspiro”, “Tu vuò fa l’americano” e “Torero”, quest’ultima tradotta in 12 lingue ed in testa nelle classifiche statunitensi per 2 settimane. Seguirono poi “‘O saracino”, “Pigliate nà pastiglia”, “Caravan Petrol” e tante altre melodie immortali, diventate il simbolo della canzone napoletana del ‘900. Carosone inventò una musica napoletana moderna e spensierata, ironica, caricaturale e ricca del secolare patrimonio della sua tradizione, ed alla sua straordinaria inventiva aggiunse una preparazione professionale perfetta ed invidiabile, grazie alla quale suonava magicamente il pianoforte anche con le palle da tennis. Le sue canzoni diventarono famose nel mondo intero, alcune star le cantarono in film di successo, ed i suoi concerti che erano sempre anche un grande spettacolo, mandavano il pubblico in delirio. Al culmine della popolarità, nel 1960, Carosone decise improvvisamente di ritirarsi dalle scene che volle abbandonare nel momento di maggiore popolarità, lasciando di stucco e spiazzati i suoi ammiratori, tornò poi solo poche volte, la prima nel 1975 alla Bussola di Viareggio, e poi solo in occasione di serate di gala in suo onore durante il Festival di Sanremo a cui partecipò nel 1989. La sua Napoli lo applaudì per l’ultima volta in occasione della festa di Capodanno nel 1998, poi, lontano dalle scene, Carosone trascorse gli ultimi anni di vita dedicandosi alla pittura, con quadri originali e bellissimi che gli hanno regalato non poche soddisfazioni. Nell’autobiografia che scrisse, ripercorse tutte le tappe straordinarie della sua vita e dei suoi successi e la stessa fu pubblicata poco prima della sua morte, avvenuta a Roma all’età di 80 anni. Anche lui ha lasciato un vuoto incolmabile.