Roberto Murolo nacque a Napoli il 19 gennaio 1912, penultimo dei 7 figli di Lia Cavalli e di Ernesto, poeta, drammaturgo, giornalista ed autore di canzoni. Tra i maggiori protagonisti insieme a Sergio Bruno e Carosone della scena musicale napoletana, nel periodo che va dal secondo dopoguerra al 1960 trascorse l’infanzia in un salotto frequentato da Salvatore Russo, Salvatore Di Giacomo, Libero Bovio e Raffaele Viviani. Le sue grandi passioni giovanili furono la musica e lo sport ed in quest’ultimo campo si distinse come tuffatore vincendo il campionato italiano nel 1937 e Murolo attribuì alla pratica degli sport acquatici la sua notevole capienza polmonare. Studiò chitarra e nel 1933 ad Ischia in una delle prime esibizioni accompagnò Vittorio De Sica che cantava “E palumme”, nel 1935 entrò come impiegato nella compagnia del gas, dove restò per 3 anni, e grazie alla sua passione per il nuoto vinse i campionati universitari e fu premiato dal Duce a Piazza Venezia a Roma. L’anno successivo iniziò a cantare nel gruppo vocale Mida Quartet con un repertorio di canzonette ritmate, tra avanspettacolo e cabaret. Alla voce di Murolo spettava imitare il trombone mentre Diacova e Arcamone imitavano le trombe e Amilcare Inperatrice il contrabbasso. Il Mida Quartet trascorse all’estero 8 anni, dal 1938 al 1946, sbarcando il lunario tra teatri e locali all’estero, sopratturro nei paesi dell’Est proponendo un repertorio internazionale e di canzoni italiane. Nei primi decenni della sua carriera, utilizzò nei concerti una preziosa chitarra artigianale, costruita dalla Liuteria Guadagnini di Torino. Tornato in patria dopo la fine della guerra Murolo iniziò la carriera da solista in campo concertistico ed in quello discografico esibendosi al Tragara Club di Capri. La sua voce da sussurro, seducente e intonata, valorizzata dall’uso del microfono ed il suo stile da chansonnier d’altri tempi oramai passati incontrarono subito il favore del pubblico, con le straordinarie canzoni “Munasterio ‘e Santa Chiara”, “Tammurriata nera”, “Scalinatella” e altri successi napoletani vecchi e nuovi, che raccolse poi in una fortunata e straordinaria antologia. La radio diffondeva in tutta Italia la sua voce attraverso i primi 78 giri della Telefunken, mentre iniziò anche l’attività cinematografica con il film “Catene” con Amedeo Nazzari e Yvonne Sanson. Nello stesso anno lavorò nel film “Paolo e Francesca”, poi nel film “il Tormento”, ma anche in tante altre pellicole dove comparve solo come cantante. Nel 1954 purtroppo ebbe una triste disavventura, venne arrestato e condannato con l’accusa di corruzione di minori. Murolo, che si proclamò sempre innocente, uscì sconvolto e amareggiato da questo problema, in un primo momento anche pensando addirittura di non cantare mai più. Fortunatamente riuscì a dimenticare la brutta vicenda avvedendosi che il pubblico era sempre pronto ad applaudirlo con entusiasmo e che l’affetto dei suoi veri amici non aveva avuto il minimo cedimento. A partire dal 1956 studiò a fondo tutto il repertorio partenopeo con il contributo del chitarrista Caliendo, scrivendo anche canzoni in proprio con il musicista Nino Oliviero, e firmò “O ciucciariell” nel 1951 e con Renato Forlani “Torna a vucà” nel 1958. Poi ancora “Sarrà… chi sà!” e “Scriveme”. Dopo aver pubblicato la sua antologia, a partire dal 1969 incise 4 album monografici intitolati “I grandi della canzone napoletana” dedicati ai poeti Salvatore Di Giacomo, Ernesto Murolo e Libero Bovio. A metà degli anni ’70 interruppe l’attività discografica, ma non quella concertistica. In età avanzata tornò ancora alla ribalta interpretando canzoni di altri autori, e esibendosi anche in duetti, come quando interpretò Caruso con Lucio Dalla al pianoforte, oppure la divertente “Ammore scumbinato” in coppia con Renzo Arbore, oltre a “Sta musica” con la Licciardi e “L’ammore ca’ nun vene”. Nel 1993 il trio Murolo, Martini e Gragnaniello incise l’album “L’Italia è bella” e partecipò anche al Festival di Sanremo. Con De André si esibì poi insieme al Concerto del Primo Maggio 1993 in Piazza San Giovanni a Roma, in seguito pubblicò “Tu si ‘na cosa grande” come tributo a Modugno, accompagnato da Lina Sastri, dalla Compagnia di Canto Popolare, Bennato, Avitabile, Enzo Gragnaniello e Tony Esposito. Su arrangiamenti di Adriano Pennino, incise poi nell’album “Anema e core” alcuni brani con la cantante Amàlia Rodrigues, grande interprete del Fado Portoghese, con la quale aveva già cantato nel 1974 al Politeama di Napoli. Nel1995 fu nominato dal Presidente Scalfaro grande ufficiale della Repubblica per i suoi meriti artistici, a questa onorificenza si aggiunse nel 2002 la nomina a Cavaliere di Gran Croce conferitagli dal Presidente Ciampi. Da tutti definito maestro della canzone napoletana, ha avuto una lunga discografia riportando innumerevoli successi. Nel marzo 2002, a Sanremo, Murolo ricevette il premio alla carriera e, in occasione del suo novantesimo compleanno la Rai gli dedicò uno special ideato e condotto da Renzo Arbore. Morì il 13 marzo 2003 a Napoli, nella sua casa di Via Cimarosa al Vomero lasciando un ricordo indelebile, e a tutt’oggi la sua casa continua ad essere sede della prestigiosa Fondazione Roberto Murolo.