Eduardo De Filippo nacque a Napoli nel 1900 da Eduardo Scarpetta e Luisa De Filippo e debuttò nel 1904 come giapponesino ne La geisha, firmata dal padre. Nel 1909 con i fratelli Titina e Peppino si ritrovarono sul palcoscenico del Valle di Roma per una recita di “Nu ministro mmiez ‘e guaie” del padre Eduardo, e nel 1911 andò in collegio, continuando a recitare nel periodo estivo, provando anche a far cinema, ma fu una dura esperienza che terminò subito. L’anno successivo recitò nella rivista Babilonia di Galdieri e nel 1913 con Enrico Altieri, il maggior attore drammatico e popolare napoletano. La compagnia nella quale recitava dava drammi nella tradizione popolare, opere del Teatro D’Arte e, ogni venerdì, una farsa nelle quali, al contrario dei drammi nei quali gli venivano affidate piccole parti, interpretava ruoli più importanti. Il lavoro era durissimo difatti si provava dalle 10 del mattino fino alle 12, poi si mangiava ed all’una iniziavano le recite, 3 spettacoli completi al giorno. Sul palcoscenico dell’Orfeo Eduardo scoprì anche il mondo del teatro di varietà e delle macchiette e fece amicizia in un camerino con Totò. In quel periodo, ancora adolescente, apprese come comportarsi sulla scena per cui passò dalla compagnia d’arte varia di Peppino Villani nella compagnia Urcioli-De Crescenzo, quindi in quella di Bruno, e ancora nella Compagnia Italiana di Cancrini, recitando nei teatri napoletani più popolari, il San Ferdinando ed il Trianon oltre all’Orfeo. Nel 1914 entrò in pianta stabile nella compagnia del fratellastro Vincenzo e nel 1917 recitò insieme ai fratelli nella compagnia anche se la loro convivenza artistica durò pochissimo tempo. Nel 1920 venne richiamato alle armi e prestò servizio nella caserma del II° Bersaglieri di Roma dove organizzava recite con i soldati e Titina gli dava una mano per i ruoli femminili. Scrisse atti unici per i bersaglieri-attori, mentre la sera poteva lasciare la caserma per recitare al Valle. In quel periodo incominciò ad abbinare al ruolo di attore quello di autore e scrisse l’atto unico “Farmacia di turno” che la compagnia di Vincenzo mise in scena nel 1921. L’anno successivo terminò il servizio militare e riprese a calcare con regolarità i palcoscenici sempre nella compagnia di Scarpetta. Scrisse “Ho fatto il guaio? Riparerò!”, una commedia in 3 atti che andò in scena 4 anni dopo al Fiorentini di Napoli con il nuovo titolo “Uomo e galantuomo”. Nel 1924 si associò alla compagnia di riviste di Peppino Villani e nel 1926, con il fratello Peppino, firmò il contratto come attore brillante nella compagnia di Luigi Carini con altri attori Camillo Pilotto e Arturo Falconi. Nel 1927 preferì tornare nella compagnia di Vincenzo che gli mise in scena la commedia in 2 atti “Ditegli sempre di si”. Nello stesso anno, finita la stagione teatrale, l’amicizia con Michele Galdieri si concretizzò nello spettacolo dal titolo provocatorio o scaramantico “La rivista… che non piacerà!” in scena il 27 luglio al Fiorentini di Napoli. Nel 1929, sempre al Fiorentini, Eduardo e Peppino ebbero successo con lo spettacolo “Prova generale”, 3 modi di far ridere, la risata semplice, la risata maliziosa e quella grottesca. Nel 1931 con Peppino e Titina formò la compagnia del Teatro Umoristico I De Filippo che durò fino al 1944. Recitarono con alterno successo in molte città italiane ma il vero debutto della compagnia, che comprendeva oltre ai 3 fratelli, Pietro Carloni, Agostino Salvietti, Dolores Palumbo, Tina Pica, Luigi De Martino, Alfredo Crispo, Gennaro Pisano, avvenne quasi alla fine dell’anno con “Natale in casa Cupiello”. Nel 1932 Eduardo e Peppino, soci nell’impresa teatrale, riuscirono a passare dall’avanspettacolo firmando un contratto con Ardovino, l’impresario del Sannazzaro, un teatro elegante, frequentato dalla Napoli bene, da intellettuali ed artisti, che rimase la sede stabile della compagnia fino al 1934. A questa stagione risale il primo incontro della compagnia con Pirandello durante una rappresentazione di “Chi è cchiù felice ‘e me”, in seguito la compagnia si recò in tournée a Torino, in Liguria, a Bologna, a Roma e a Milano conseguendo finalmente un successo nazionale. Nella stagione 34/35 incominciarono a rappresentare il ciclo pirandelliano all’Odeon di Milano e nel 1935 Eduardo scrisse la commedia “Uno coi capelli bianchi” che rappresentò nel 1938 al Quirino di Roma. Intanto, con la collaborazione dell’autore, trasformò la novella “L’abito nuovo” in commedia napoletana in 3 atti, e lo spettacolo andò in scena nel 1937 al Manzoni di Milano. Nel 1940 scrisse la commedia in 3 atti “Non ti pago” e nel 1942 con la nuova commedia in 3 atti “Io l’erede”, la compagnia debuttò al Teatro La Pergola di Firenze. Nello stesso anno andò in scena a Torino “La fortuna con l’effe maiuscola”, commedia scritta con Armando Curcio, e intanto cominciò a deteriorarsi il rapporto con il fratello Peppino, ma la crisi rientrò ed insieme stipularono un nuovo contratto triennale che attribuiva ad Eduardo la direzione tecnico-artistica del Teatro Umoristico e a Peppino quella amministrativa. Nel mese di ottobre, con la complicità di Renato Simoni, si riconciliò anche Titina e la sorella tornò in compagnia. Nel 1944 i De Filippo tornarono a Napoli da dove mancavano dal 1941, e nel 1945 Edoardo scrisse “Napoli milionaria” e litigò ancora, per dissapori artistici, con Peppino. A quel punto diede vita alla Compagnia di Eduardo che rappresentò nel 1946 “Questi fantasmi” e di lì a poco “Filumena Marturano”, un autentico capolavoro destinato a divenire cavallo di battaglia della grande Titina. Durante la stagione 46/47 cominciò a pensare ad un teatro tutto suo e si diede da fare per rimettere in piedi il San Ferdinando che era stato distrutto dalle bombe. Seguirono altri lavori, “Le bugie con le gambe lunghe”, “La grande magia”, “Le voci di dentro” e “La paura numero uno”, e tutte andarono ad arricchire un repertorio sempre più fuori dell’ordinario. Intanto Eduardo comprò il suolo dove sorgeva il teatro San Ferdinando ed incominciò i lavori di ricostruzione. E per finanziarli nella stagione 51/52 passò al cinema, nel 1953 poi rifiutò l’invito di Giorgio Strehler ad interpretare don Marzio nella “Bottega del caffè” di Goldoni ma chiuse il suo esilio dal teatro rappresentando al Mediterraneo di Napoli “Miseria e nobiltà” del padre Scarpetta per celebrarne il centenario della nascita. Nel 1954 inaugurò il San Ferdinando con “Palummella zompa e vola” di Antonio Petito. Ancora al San Ferdinando, dopo una lunga convalescenza, Titina tornò in scena con “Monsignor Perelli” di Francesco Gabriele Starace per la regia di Roberto Rossellini ma fu il suo ultimo spettacolo. Nel 1955 scrisse la commedia in 3 atti “Bene mio e core mio”, e nel 1956, pur continuando a dirigere la sua compagnia, fondò La Scarpettiana che diresse senza recitarvi per far rivivere sul palcoscenico del San Ferdinando il repertorio paterno, e ne facevano parte Beniamino e Pupella Maggio, Salvatore Cafiero, Franco Sportelli, Carla Del Poggio, Franca May, Vera Nandi, Enzo Petito, Pietro De Vico e Ugo D’Alessio. Nello stesso anno incominciò le sue messinscene televisive, nel ’57 portò a termine la commedia “De Pretore Vincenzo” e lavorò intensamente anche nel cinema collaborando con Fellini nel film “Fortunella”. Nel 1958 venne rappresentata a Mosca, con la regia di Simonov, “Filumena Marturano”, al Quirino di Roma invece si rappresentò la sua commedia “Sabato, domenica e lunedì”, poi nel 1962 fu la volta de “Il sindaco del rione Sanità”, mentre nel 1963 debuttò “Tommaso d’Amalfi” con la compagnia di Domenico Modugno. Nel 1964 scrisse “L’arte della commedia” che venne paragonata a “L’impromptu” di Molière, e nel 1966 poi andò in scena “Il cilindro”, nel 1971 “Ogni anno punto e a capo”, spettacolo di varietà sui favolosi anni ’30, con Franco Parenti, Ombretta Colli, Ivana Monti, Paolo Graziosi e Luisa Rossi. Nel 1972 portò in scena “Na santarella” di Eduardo Scarpetta con Angelica Ippolito e a maggio partecipò alla World Theatre Season di Londra presentando con la sua compagnia la splendida “Napoli milionaria”. Ricevette, all’Accademia dei Lincei, il Premio Internazionale Feltrinelli e nel 1973 mise in scena “Gli esami non finiscono mai” e, all’Old Vic di Londra, “Sabato, domenica e lunedì”, interpretata da Laurence Olivier con la regia di Franco Zeffirelli. Nel 1974, mentre rappresentava “Gli esami non finiscono mai”, avvertì i sintomi di un collasso cardiaco e gli venne applicato un pace-maker tra una rappresentazione e l’altra. Dopo un intenso lavoro televisivo nel 1977 inaugurò il Festival dei Due Mondi di Spoleto con l’opera lirica “Napoli milionaria” composta da Nino Rota. All’Università di Birmingham ricevette poi la laurea honoris causa e nel 1980 aprì la Scuola di drammaturgia di Firenze, ricevendo la laurea honoris causa dall’Università di Roma. Nel 1981 cominciarono al Teatro La Pergola le rappresentazioni della Compagnia di Luca De Filippo, ed alla Sapienza, sempre a Roma, cominciarono i corsi di drammaturgia ed Eduardo ottenne la cattedra, prima di essere nominato Senatore a vita. Nel 1982 fece una serie di recital con Carmelo Bene in Italia e all’estero, il cui ricavato fu versato ai ragazzi del carcere Filangieri di Napoli e del Fornelli di Bari. Nel 1983 curò ancora 3 regie, “Bene mio e core mio”, “Tre canzune fortunate” e “Nu turco napoletano” per la compagnia di Luca De Filippo. Tradusse in napoletano antico “La tempesta” di Shakespeare e nel 1984 partecipò al film-TV “Cuore” di Luigi Comencini con un’indimenticabile interpretazione del maestro Corsetti. Ricevette poi il premio Taormina-arte, Una vita per il teatro, e morì poi il 31 ottobre a Roma, lasciando tanta tristezza in quanti lo avevano amato.