Concetta Barra, grande attrice e cantante napoletana, nacque a Procida l’11 febbraio 1922. Madre del bravissimo attore e cantante Peppe nonché di Gabriele, suo accompagnatore musicale e ricercatore di canzoni popolari, è stata capace di riportare alla luce l’antico repertorio musicale popolare della canzone napoletana. Iniziò la sua carriera di cantante quando non aveva ancora raggiunto i 20 anni, durante il secondo conflitto mondiale, quando insieme alle sorelle Nella e Maria, fondò la compagnia Vittoria, facendosi conoscere nel mondo artistico partenopeo e nazionale. Lavorò poi con Totò, Aldo Fabrizi e Alberto Sordi, e alla fine della guerra sposò l’artista di teatro e varietà Giulio Barra. Quando ebbe i 2 figli Concetta fu costretta a star lontano dalla sua attività sino al 1970, anno in cui tornò sulle scene con un nuovo repertorio basato sulla riscoperta della canzone napoletana antica. Divenne così, anche grazie al sodalizio intrapreso con il maestro Roberto De Simone, una delle più famose ed apprezzate cantanti napoletane, e numerosi furono i dischi che registrò, e pure svariate furono le partecipazioni a trasmissioni musicali radiofoniche e televisive. Dopo aver preso parte ad alcuni spettacoli della Nuova Compagnia di Canto Popolare, fondò con il figlio Peppe la compagnia Peppe e Concetta Barra, mietendo un buon successo sia in Italia che all’estero, con spettacoli importanti come “La cantata dei pastori” che fu trasmessa il 24 dicembre 1977 alla RAI e “Storie della camorra”, sceneggiato televisivo sempre della Rai, trasmesso nel 1978 e diretto da Paolo Gazzara. A Concetta Barra è stato dedicato l’intero Atrio Principale della Scuola Media Statale Antonio Capraro di Procida nella quale si è tenuta l’inaugurazione con la partecipazione del figlio Peppe, il sindaco di Procida e alcuni suoi parenti, e nella stessa isola c’è una Strada a suo nome nel quartiere di Terra Murata, dove ha vissuto. Concetta, che si spense a Napoli il 4 aprile 1993, è restata nella memoria collettiva come attrice sanguigna e dai tratti marcatamente dialettali, ma soprattutto come impareggiabile cantante ed interprete di numerosi testi della tradizione popolare sia napoletana che specificamente procidana. Alcune sue interpretazioni sono incise nei due dischi “Nascette mmiez’o mare” e “Schiattate gente”. È interessante riportare una pagina autobiografica, tratta da Lambertini: “Mio padre vi era stato mandato come agente di custodia del carcere, mia madre era un’isolana bella e buona che, poverina, non sopportava il consorte perché non l’amava e, quando non si ama, tutto è difficile per cui noi subimmo un pò le conseguenze di quel matrimonio forzato. Dico noi per alludere a noi tre sorelle, sfortunate perché eravamo donne. Per fortuna, dico per fortuna, ci venne l’idea di cantare in trio vocale, tutte e tre, per evadere dall’ambiente familiare. Mia madre accettò di seguirci e viaggiare con noi. Si era vicino alla fine della guerra e così fummo battezzate “Trio Vittoria”. Quella vittoria che tutti aspettavano e che non venne mai. Avemmo delle esperienze positive e altre negative, ci fu l’occupazione delle truppe americane a Napoli e così restammo bloccate a Roma. Lì conobbi Giulio che tornava dalla Russia con il braccio rotto ed ingessato. Per la prolungata permanenza a Roma avvenne l’amore. Ci sposammo ed avemmo tre figli, Peppe, Gabriele e Tonino. Furono sedici anni di rinunce e di sofferenze d’ogni genere. Alla fine ci separammo. I primi tempi avevo fatto la partner di mio marito che faceva Charlot in un numero di pantomima e giochi di prestigio. Poi, per la crisi dovuta alla guerra, e per vari altri motivi, ci fu un riposo forzato, un riposo artistico che per me durò trent’anni. Mio figlio Peppe, intanto, contro il volere del padre, e con l’aiuto di Dio e della sua ferrea volontà era riuscito a crearsi un mondo tutto suo. Cominciava a realizzarsi quel gruppo di ragazzi che formavano la Nuova Compagnia di Canto Popolare e venivano a provare a casa. Roberto De Simone, il direttore del gruppo, mi convinse a cantare di nuovo. Con l’aiuto della fortuna ho potuto realizzarmi anche come attrice, con Roberto e poi anche con Eduardo. Adesso, finalmente, con l’aiuto di un amico come Lamberto, abbiamo messo su uno spettacolo con noi soli protagonisti, mamma e figlio. Spero nella buona stella che tutto vada bene, anche dal punto di vista economico, e che niente turbi questo inizio travolgente di successo e di critica” Questa autobiografia, intitolata “Sono nata a Procida”, ci fa capire i sacrifici di questa impareggiabile attrice e cantante partenopea che ha lasciato un’impronta indelebile nel cuore dei napoletani.