Titina nacque al terzo piano di un piccolo palazzo in via dell’Ascensione a Chiaia nel 1898 nella stessa casa dove nacquero i suoi due fratelli, Eduardo e Peppino, in pratica è una stradina che attraverso una ripida e stretta gradinata, comunicava con la trafficata e più importante via Vittoria Colonna. Quando era bambina, come tutte le fanciulle di buona famiglia, andò a lezioni di musica per cui ogni mattina, dalle dieci a mezzogiorno si esercitava al pianoforte. Ma non lo fece con piacere ed entusiasmo, cercando mille scuse per alzarsi ogni minuto, e una volta al mese era obbligata ad esibirsi in famiglia per dimostrare i progressi del suo studio. Oltre a studiare musica Titina frequentò una scuola gestita da monache ed imparò il francese, anche se visto che era nata e cresciuta fra gente di teatro, era destinata a diventare attrice. Il palcoscenico esercitò su di lei un fascino talmente irresistibile da spingerla ad improvvisare recite nella camera da letto della madre, davanti allo specchio di un grande armadio di noce intagliato, avendo unico spettatore il fratellino Eduardo. A 13 anni Titina scoprì di essere figlia d’arte, frutto di una delle relazioni intrecciate che inorgoglivano il carismatico Eduardo Scarpetta. In teatro cominciò nell’anno 1905 al Valle di Roma con la commedia “Miseria e Nobiltà”, e fu una serata come tante altre, ma non per Titina che finalmente, dopo una paziente attesa, salì sul palcoscenico riscuotendo un grande successo ed il primo caloroso applauso del pubblico le sarebbe restato per sempre nel cuore. Nel 1908 al Teatro Sannazzaro di Napoli gli venne affidato un ruolo maschile in “Signorine” di Ernesto Murolo, ed un ruolo femminile non le fu dato neanche l’anno successivo quando, al Teatro Valle di Roma in scena per la seconda volta insieme ai fratelli Eduardo e Peppino dovette rendere onore ad un ministro, tutti e 3 erano vestiti da scolaretti. Nel 1909 Titina ottenne il suo primo vero ruolo di un certo impegno, ma si trattò ancora una volta di un ruolo truccato interpretando Paolino in “L’ommo che vola”! Titina fece un primo gran passo accettando il ruolo di prima donna nella nuova Compagnia d’arte napoletana che, diretta da Francesco Corbinci, debuttò con “A’ Nanassa” nel 1921 nella piccola sala del napoletano Teatro Cavour. Nel 1922 Eduardo De Filippo subentrò a Corbinci nella direzione della Compagnia e, accanto al vecchio repertorio, vennero proposte anche alcune novità come l’idillio musicale “Surriento gentile” di Enzo Lucio Murolo, di cui Eduardo curò la sua prima regia professionale. Il 1937 fu per Titina un anno molto importante perché incominciò a lavorare per il cinema e partecipò al film “Sono stata io”!, riduzione cinematografica della commedia di Paola Riccora “Sarà stato Giovannino”, interpreti principali accanto a lei furono Peppino, Isa Pola, Alida Valli, ed Eduardo, come in teatro, interpretò il ruolo del protagonista. Nel 1950 Titina partecipò al film “Napoli milionaria” accanto a Totò, Dante Maggio, Delia Scala, i fratelli Giuffrè, Gianni Glori, Mario Soldati e Rosita Pisano. Nel 1951 ancora al film “Cameriera bella presenza offresi…”, con la Merlini, Fabrizi, De Sica, Sordi, Peppino ed Eduardo, Miranda, la Masina, Tieri, Bragaglia e Gino Cervi. Sempre nel 1951 interpretò “Filumena Marturano” con Eduardo, Tina Pica, Tamara Lees, Carlo Pennetti, Aldo Giuffrè, Luigi De Filippo, Domenico Modugno e Pietro Carloni. Di questo film Eduardo fu regista e, grazie all’aiuto di terzi anche produttore. Titina interpretò il ruolo di Filumena al quale fino all’ultimo momento aveva aspirato Anna Magnani. Nel 1952 Titina prese parte a molti film, “Cani e gatti”, “I morti non pagano le tasse”, “Ragazze da marito”, “Il tallone d’Achille”, “Marito e moglie”, “Non è vero….ma ci credo”, “Cinque poveri” in automobile. Nel 1953 Titina partecipò ai film “La vena dell’oro”, “Martin Toccaferro” e “Cent’anni d’amore”. Dal 1961 frequenti e forti attacchi d’asma la obbligarono a restare in casa, il 24 ottobre 1965 sentendo che le forze le venivano ormai a mancare chiese l’Estrema Unzione, morì poi il 26 dicembre 1965, lasciando un vuoto veramente incolmabile.